|
|
La cantina di Ermete, gruppo storico nellambito della musica in dialetto bresciano, si propone con un repertorio essenzialmente di brani di propria composizione per testi, musica ed arrangiamenti.
Il gruppo ha modificato, in un trentennio, la formazione e lo stile musicale, passando dagli esordi acustici al folk, da sonorità etniche a basi classiche; l'attuale formazione, più "elettrica" rispetto alle precedenti, ha aggiunto colori rock e jazz al repertorio ed inserito alcuni brani d'autore, scelte che comunque non contrastano sostanzialmente con la peculiarità della "Cantina": linee melodiche e liriche in dialetto.
Volendo definire, oggi, con una sola "etichetta" il nostro stile direi che la meno inadatta potrebbe essere FOLK PROGRESSIVO (prog-folk ...per gli amanti delle etichette).
La "base operativa" è ad Ospitaletto (Bs), dove risiedono 3 degli 8 componenti della formazione attuale.
(2007)
Da Bresciaoggi 7-04-1991
Incontro con La cantina di Ermete, uno dei gruppi storici del folk bresciano - Quindici anni di attività e tre incisioni su cassetta - Dallinterpretazione di brani altrui alla composizione originale.
LA MUSICA CI RENDE LIBERI
Il nostro dialetto ha una sua forza espressiva
(di Anna Festa)
La chitarra? Un formidabile collante giovanile.
La musica? Sinonimo di aggregazione. Succedeva, negli anni 70. Ed è in quel periodo che La cantina di Ermete affonda le proprie radici: Erano solo in due, allora, armati di chitarra e belle speranze. Era il 77. Ci si incontrava la sera, in paese (Ospitaletto, che ha dato i natali a tre membri del gruppo attuale, formato da Annalisa Alborghetti, cantante, Franco Ghitti, alla chitarra e al bouzouki, Fiorenzo Savoldi, al basso, Angelo Favalli, alla tastiera, e Luigi Legrenzi al violino, mandolino e flauti, ndr), si suonava e si cantava. Rifare i pezzi di cantautori come De André era un modo per stare assieme, ricorda Luigi, leader storico della band.
Poi, con larrivo di un altro chitarrista, la decisione di comporre canzoni ex-novo, con testi sempre attenti a problematiche politiche e sociali. Il fatto è che ci esibiva sempre allinterno di feste, e la nostra proposta era troppo impegnativa. Così iniziammo a sentire lesigenza di cambiare strada, di fare della musica di genere più allegro.
E attorno al 79 il gruppo, ampliatosi nel frattempo, cominciò a prendere spunto dalla tradizione popolare, un patrimonio ricco di cantilene, filastrocche e conte che ben si prestava ad essere musicato. Intanto qualcuno, come Luigi, si mise a studiare sodo: il flauto prima, e poi il mandolino e il violino.
Risultato: dalla tradizione rivisitata alla tradizione rielaborata e valorizzata. Unoperazione di creatività e non di omaggio conservativo museale.
Ed eccoli, ora quelli de La cantina di Ermete: oltre quindici anni di vita, innumerevoli concerti e tre incisioni su cassetta allattivo (Festanpiassa dell83, Müsica müsica dell86 e Cante per té del 90).
Del resto la loro voglia di creare stava racchiusa anche nel nome che il gruppo si era scelto: a parte lovvia allusione alla cantina (il luogo dove ci si trovava a fare le prove), il riferimento ad Ermete va dritto dritto al dio Hermes, a detta di Cesare iniziatore di tutte le arti, ma, soprattutto, inventore della musica: fu lui infatti, secondo la mitologia, a costruire per esempio la prima lira, con il guscio duna testuggine e delle corde di budello animale.
E veniamo ad unaltra faccenda. Il dialetto.
Tranne rare eccezioni, i pezzi de La cantina di Ermete sono scritti nel vernacolo di casa nostra, ingiustamente ritenuto lingua dura e per niente armoniosa. Pian piano ci rendemmo conto che aveva una sua particolare forza espressiva, e che era perfino ricco di musicalità. Del resto, non ci era estraneo: noi parliamo, pensiamo in dialetto. E così diventò lo strumento ideale per esprimere le nostre emozioni....
Musica popolare come punto di partenza, dialetto come mezzo privilegiato di espressione e di comunicazione.
Dalle prime produzioni che facevano riferimento agli scenari del passato contadino a quelle attuali che alludono allodierna quotidianità: le canzoni de La cantina di Ermete (praticamente tutte scritte e composte da Luigi Legrenzi e poi arrangiate ed eseguite dal gruppo al completo) parlano di feste e damore, di incontri e di ricordi, di voglia di ridere o di piangere, lanciano inviti a farsi protagonisti, regalano frammenti di vita e squarci di sogno.
Gli stili musicali sono i più vari: si possono incontrare i ritmi antichi di una giga irlandese, duna bourrée francese o dun tango argentino, trovare sonorità che vanno dalle danze ungheresi alle ballate di casa nostra, ma non mancano i sapori del pop progressivo dei bei tempi andati.
Gaiezza o malinconia, grintosa vitalità e tenere spruzzate romantiche, il violino che si leva struggente o la chitarra che apre dolcemente. La proposta musicale de La cantina di Ermete è andata facendosi sempre più ricca, raffinata e policroma.
E i testi rivelano come la padronanza del dialetto e la valorizzazione delle sue valenze espressive si siano notevolmente affinate.
Boario, un concerto per la Croce Rossa
(Giornale di Brescia - 1986)
(...) Parteciperà alla manifestazione, che si preannuncia interessante, il gruppo folk La cantina di Ermete.
La proposta musicale di questo complesso attinge dalla tradizione della musica popolare. Sono nate così ballate interamente musicate su testi che si rifanno alla vita contadina ed alle filastrocche cantate. Ultimamente il gruppo ha presentato novità introducendo nellesecuzione dei motivi tastiere, batteria e basso. Luso del dialetto ben si adatta alla narrazione dei fatti che quotidianamente accadono, nel bene e nel male. (...)
Spillando nella cantina
(Bresciaoggi, 1986)
Non si può dire che il loro sia stato un lavoro sotterraneo, i risultati della ricerca sono verificabili da tutti ed i numerosi concerti li hanno fatti conoscere ai più: la Cantina di Ermete, dopo quasi due lustri dininterrotta attività, si presenta ora con una veste musicale dindubbio interesse.
Quando la ricerca sulla musica folclorica e sui temi della civiltà contadina cominciava a segnare il passo per cedere al riflusso culturale scelsero di essere controcorrente, abbandonarono i vezzi cantautorali ed iniziarono a reinterpretare ballate popolari.
Forse il mondo delle loro canzoni era più ideologico che reale, ma è servito a far cogliere a Cecco e compagni la potenzialità espressiva del vernacolo locale e di alcuni temi musicali.
Festainpiassa, la prima cassetta che hanno registrato, conteneva già elementi avvertibili della loro intuizione, ma solo con la recente Müsica, müsica sono riusciti a definire alcune caratteristiche di questo lavoro.
Il dialetto non è più la lingua della nostalgia, è soltanto un linguaggio immediato, foneticamente funzionale per le parole tronche, per i rimandi onomatopeici.
Al centro del discorso torna la musica, con fraseggi facili e di resa immediata, arricchiti dallottimo ènsamble strumentale, impreziositi dalla voce di Annalisa e dai cori virili di grosso effetto.
Qualche assonanza con le musiche padane la si può ancora cogliere, ma è più evidente linfluenza delle ballate celtiche, dei moduli occitani, di tanto folk rock tanto che immediatamente sentendoli ho avuto la sensazione di rivivere atmosfere da Incredible String Band. (...)
Dalla cassetta Quater stagiù (anni90)
Con questa cassetta (la quarta) completiamo un ciclo iniziato 12 anni fa. Il tema dominante di questo lavoro è la vita: dalla nascita alla morte (Quater stagiù), come ci rapportiamo ad essa (El mar), il ricordo dellinfanzia (Raìs) o alle sensazioni che la rendono unica (Cantaró). Troverete sonorità che ci riportano al Nord-Europa (Violino 2), ai balcani (Rais), al Sud America (Swing tango).
Questo per affermare luniversalità della musica; ed è in questa ottica la nostra scelta del dialetto bresciano che rappresenta la somma di storie e culture di popoli dalle più disparate zone geografiche.
La cantina del nuovo millennio...
(Settembre 2007)
Consuma un po' di corrente elettrica in più, ma non poi tanta: il desiderio di utilizzare il più possibile strumentazione acustica è vivo. Ed allora si ingaggia una brava flautista, un ecclettico fisarmonicista. Gabriele mette da parte la chitarra elettrica, Io ho tolto le "talamóre" al vecchio bouzouki appeso inutilizzato per 20 anni al muro. Lorenzo compera una buona chitarra classica, spolvera e rivitalizza il mandoloncello. Si tengono in repertorio i brani più adatti alla struttura attuale del gruppo e se ne aggiungono di nuovi: propri ed anche elaborazioni molto personali di brani altrui, alcuni di matrice "celtica" come "The other land's end" scritta da Dan Ar Braz, "Bourrée d'Erasme" degli Urban Trad, "Outlaws" dei Capercaillie e "Dancing girl" dei Tempest, queste ultime due stravolte e corredate di liriche, ovviamente in dialetto.
E' in cantiere la versione completata e musicata di una nota filastrocca derisoria bresciana nota come "preghiera delle zitelle".
(Roberto)
(Estate 2008)
Prosegue il cammino (...sempre in salita per qualche fisiologico rimescolamento di carte) della Cantina, che arricchisce il repertorio consolidando le intenzioni espresse nel paragrafo precedente.
Il nostro pianista/fisarmonicista canta e suona in solitario una emozionante "Che bèla la lüna stasera", noto brano dedicato a Brescia.
Altro brano assai noto della musica popolare lombarda "L'è tre dé" che molti ricordano nella versione dei Gufi o di Svampa, riproposto da noi in versione ritmata e asciutta, e, direi, sempre molto divertente.
E poi "Braca de negòt", brano nostro, energico e pieno di colorite invettive che sfruttano termini e modi di dire incomprensibili fuori dall'ambito brescian/bergamasco.
Più simile ad un coro di avvinazzati che ad un coro a cappella quello che, a quattro voci, interpreta la breve "Le pöte èce", derisori versetti della tradizione indirizzati villanamente ad incolpevoli signorine nubili.
CERCHIAMO FLAUTISTA e VIOLINISTA a cui piaccia il nostro genere.
L'impegno massimo richiesto per le prove è di un paio d'ore una volta la settimana. Per contatti mandare mail |
|